AgenPress – La cattura fa tirare un sospiro di sollievo a chi vive la montagna e si sente indifeso di fronte ai pericoli di un esemplare del quale è stata scientificamente accertata l’aggressività, responsabile da solo del 30% dei danni provocati dagli orsi presenti in Trentino. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al “fermo” dell’orso M49 nella zona del Lagorai da parte degli uomini del Corpo forestale del Trentino. L’orso M49 – sottolinea la Coldiretti – è stato protagonista nel 2019 di 44 incursioni, tra stalle (26 casi), alveari (11 casi) e persino abitazioni (7 casi) e ha sbranato 13 mucche, 7 cavalli, 17 pecore e capre e 3 galline, oltre a ferire altri animali, secondo l’analisi dei dati della Provincia di Trento.

Una situazione che – continua la Coldiretti – ha provocato ansie e paura con la necessità di garantire la sicurezza dei turisti e amanti della montagna ma anche degli agricoltori e delle loro famiglie per evitare la fuga e l’abbandono dei pascoli e della tradizionale attività di alpeggio delle numerose malghe presenti, con danni economici ed ambientali incalcolabili.

Un caso che rappresenta la punta dell’iceberg di una situazione fuori controllo dove la resistenza di chi lavora e vive sul territorio – denuncia Coldiretti – è ormai al limite per il proliferare dei grandi predatori con almeno 82 orsi e 13 branchi di lupi che rappresentano un grave rischio non solo per l’incolumità delle persone ma anche per le attività economiche alle prese con una difficile ripartenza dopo l’emergenza coronavirus.

Negli ultimi anni si è reso così necessario un continuo vigilare su greggi e mandrie, al fine di proteggerle dagli attacchi poiché recinzioni e cani da pastori spesso non sono sufficienti per scongiurare il pericolo. Agli animali uccisi si aggiungono – precisa la Coldiretti – peraltro i danni indotti dallo spavento e dallo stato di stress provocato dagli assalti, con ridotta produzione di latte e aborti nei capi sopravvissuti.

Le misure di contenimento sono necessarie – continua Coldiretti – per non lasciar morire i pascoli, evitare lo spopolamento e difendere il lavoro anche dei tanti giovani che faticosamente sono tornati per tutelare la biodiversità con il recupero delle storiche razze italiane e garantire la bellezza del paesaggio, contro degrado, frane e alluvioni.

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