Agenpress – Al penitenziario di Verona sono circa 50 i positivi al Covid-19, tra le persone coinvolte: detenuti, poliziotti penitenziari e sanitari. Un agente è ricoverato in ospedale e risulta in rianimazione per crisi respiratoria. Se la situazione è questa, qualcosa non ha funzionato. Una situazione alquanto drammatica e Verona risulta uno degli istituti con più contagiati al Coronavirus. Circa 30 detenuti infetti e che vivono in una comunità chiusa, questo significa che le misure poste in essere dalla direzione non sono risultate idonee a mantenere la giusta tutela alla salute dei detenuti, nonché dei poliziotti penitenziari, esposti al rischio biologico e costretti a lavorare senza i dovuti DPI e gli eventuali Kit che vengono utilizzati nel caso di gestione di un caso positivo. 

Intanto il carcere è stato dichiarato  «zona rossa», pertanto non si esce e non si entra.

Il film è lo stesso e la direzione di Verona recita lo stesso copione di altre direzione d’Italia, miope di una  gestione pessima e lesiva, sia nei confronti di chi vive in una comunità chiusa, sia nei confronti di chi presta la sua opera per lo Stato, che contravvenendo alle più elementari regole di sicurezza non trova alcuna giustificazione, in piena emergenza pandemica, nel vietare l’uso  dei DPI per evitare di generare allarmismo tra i detenuti. 

Il risultato è chiaro, il Direttore inizi a giustificare che nonostante i numerosi casi di detenuti positivi, non sono state intrapreso misure di contenimento nei confronti dei detenuti in termini di distanziamento sociale?

E’ come giustifica l’attività sportiva e gli assembramenti tra detenuti?

E’ palese che lasceremo agli organi competenti il compito di valutare eventuali violazione delle norme in materia di sicurezza, dell’eventuale mancato aggiornamento del DVR (documenti valutazione del rischio) e l’esposizione del rischio biologico del lavoratore sul luogo di lavoro. 
Conclude il Segretario Generale della Ciisa Penitenziari Romeo Chierchia “ora è fondamentale che gli agenti siano messi in condizione di lavorare in sicurezza e sottoporre a tampone naso-faringeo e test sierologico, i poliziotti, gli amministrativi, i sanitari ed i detenuti, al fine di mappare la situazione ed intervenire sul da farsi. Se il direttore non è, palesemente, in grado di gestire l’Emergenza Sanitaria Pandemica, allora perché non richiede una task force al Presidente del Consiglio Conte?”

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